Contenuti descrittivi

Introduzione

Introduzione

La pianta di Latisana di Antonio Banchieri è stata realizzata nel 1834. L'anno è riportato a destra sotto al disegno.

Icona dell'Introduzione

In alto, al centro, il titolo LATISANA. Il nome è riportato anche nella forma LATISANAE a sinistra sotto al disegno.

Dal punto di vista cartografico si tratta di una rilettura di numerosi rilievi realizzati dai pubblici periti ingaggiati nel XVIII secolo dai nobili consorziati della Terra della Tisana. Riprende in particolare il rilievo del perito Antonio Antonelli del 1746 sulle famiglie illustri di Latisana.

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Approfondimento

Sette fogli di diverse dimensioni compongono la pianta di Antonio Banchieri. Sono stati assemblati e adesi sulla tela grezza su un telaio ligneo (cm 62 x 83). La tela e alcuni frammenti di carta sono fissati lungo i margini con chiodi metallici. Al centro è riportata la Latisana di un tempo, con le attività commerciali del Porto nel Medioevo. La famiglia Banchieri era originaria di Feltre. Il cognome suggerisce che i suoi antenati fossero banchieri, forse di origine ebraica. Non si tratta di un artista di mestiere, ma forse un appassionato locale o un avvocato, amante della poesia e dell'arte.

Bancheri riprende un rilievo del perito Antonio Antonelli del 1746, che intende fissare i confini e redigere un catasto per valutare il valore della terra. Rispetto al disegno di Antonelli, conservato presso la Biblioteca civica Joppi di Udine, vi sono alcune diversità legate al periodo e allo scopo: Banchieri, infatti, riporta la vitalità dei luoghi con minuziosi dettagli e personaggi. Sempre di Antonio Antonelli è la pianta che riporta la Braida detta Brolo in Rocca di Cà Capello, con il convento delle monache e la Rocca. Questa pianta è pubblicata in Storia e Arte del Septifanium di Latisana di Vinicio Galasso, Latisana, 2010, p. 156.

Una successiva pianta topografica di Latisana, a cura di G. B. Garlato, riporta l'antico letto del fiume Tagliamento e la linea fino a dove vi erano le case. Lungo Borgo Rocca e la Piazza sono segnati i portici. Dietro l'edificio indicato come Casa Gazzola (n. 25 nella pianta del Banchieri) è raffigurata l'antica Rocca, non presente nella pianta del Banchieri. La pianta di Garlato è pubblicata in Latisana e il suo distretto. Notizie storiche, statistiche ed industriali, Venezia, 1858.

Rappresentazione

Introduzione

La pianta di Latisana di Antonio Banchieri consente il confronto tra l'assetto urbanistico di un tempo e la Latisana di oggi. Il disegno raffigura una veduta a volo d'uccello di Latisana con le sue vie, palazzi e attività.

Icona della Rappresentazione

Gli edifici e annessi sono resi attraverso la rappresentazione dei prospetti e la rappresentazione topografica. I numeri da 1 a 60 rimandano alla legenda, riportata sotto al disegno.

Tra le strade, sulle zattere o sulle barche lungo il fiume Tagliamento sono raffigurate alcune persone.

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Approfondimento

Nella rappresentazione numerosi sono gli esempi di architettura spontanea e di influenza veneziana. Oltre ai palazzi nobili vi sono case contadine con scale esterne e tetto in paglia ed edifici agricoli con grandi archi. Alcuni edifici presentano i camini a forma tronco-conica tipici della città di Venezia e della laguna. Grande cura è rivolta anche alla rappresentazione di giardini, corti interne e orti. La profondità è resa attraverso campiture di colore nero. In alcuni casi l'ombra a terra è più pronunciata. Tratti di colore più scuro sono invece utilizzati per l'acqua del fiume.

Persone sulle rive del fiume Tagliamento

Vicino alla riva, poco oltre il Passo (6), vi è una zattera che trasporta delle botti. Alcuni marinai sono a bordo di un'imbarcazione a due alberi, probabilmente una tartana, ormeggiata con le vele arrotolate e con una barchetta legata a prua. Al Passo (6), in mezzo al fiume, viene trasportato un carro con cavalli. La chiatta è guidata dal passador, che sta azionando la corda per l'attraversamento da una riva all'altra. Un'imbarcazione con vela spiegata quadrata sta trasportando della merce e naviga lungo il fiume sul lato sinistra della pianta. Sull'altra riva, nei pressi di Ca' Mocenico (3), alcune persone sono a bordo di una piccola barca. Si tratta di un passo secondario. Oltre il Passo (6), vicino ad una zattera con a bordo tre botti e a riva grandi depositi di legname, un uomo con un bastone e una gerla sulle spalle sta conversando con un'altra persona. L'uomo indossa pantaloni e calze, giacca e cappello scuro bombato e a falde larghe. Poco oltre, due zatterieri stanno trasportando un carro rustico su una zattera a quattro timoni. Una terza persona è a terra vicino all'ormeggio.

Persone tra le strade e animali

In Piazza (37) due persone passeggiano vicino alla Chiesa di S. Croce (38): una indossa una veste scura, l'altra abiti chiari. Portano ombrelli e cappelli scuri a falde larghe. Nei pressi della Chiesa di S. Croce (38) un cocchiere è alla guida di una carrozza trainata da una coppia di cavalli. Poco oltre la Piazzetta (48), una donna con un pentolino in mano si trova vicino ad una banchina in legno sul fiume. Nei pressi del Passo (6), un uomo ed una donna portano sulle spalle l'arconcello con due secchi per l'acqua. In basso, vicino all'ingresso della Chiesa di San Michiele (5), vi sono un uomo ed una donna. Lungo la Strada della Sabbionera (10) vi sono due persone con abiti lunghi chiari; sembrano di foggia orientale per alcuni caratteri dell'abbigliamento. Vicino a loro, sulla Strada della Sabbionera (10), è raffigurato un cane. Nel parco di Ca' Mocenico (3) vi sono invece due pavoni.

Legenda

Introduzione

La parte inferiore della pianta riporta una legenda manoscritta. Ad ogni numero, da 1 a 60, è associato un luogo o edificio sul disegno.

Icona della Legenda

La legenda è anticipata da una scritta che riporta il nome dell'autore, Antonio Banchieri.

EX TOPOGRAPHICO ICONE MDCCXLVI ANTON BANCHIERIUS AD ARTIS FORMAM REDEGIT ET PINXIT (Da un disegno topografico del 1746 Antonio Banchieri ha riprodotto in forma d'arte e dipinto).

Seguono, ripartiti su 10 colonne, i numeri da 1 a 60.

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Approfondimento

PRIMA COLONNA: DA 1 A 6
1. Roggia e strada per S. Giorgio

Ora Strada provinciale 73.

2. Donacis

Famiglia attestata dal XVII secolo.

3. Ca' Mocenico

Antica famiglia giurisdicente il cui palazzo era già esistente nel 1599. A destra e a sinistra del palazzo vi sono due barchesse del sec. XVII, attribuite all'architetto Baldassare Longhena.

4. Strada Pubblica

Attualmente Via Carlo Ivancich.

5. Chiesa di San Michiele

Una chiesa dedicata a San Michiele è attestata nel 1518. Nel Novecento fu costruita una nuova parrocchiale sul luogo di una chiesa più antica. Danneggiata nel corso della prima guerra mondiale, fu distrutta durante la seconda guerra mondiale.

6. Il Passo

Il Passo è il punto di attraversamento del fiume Tagliamento da una riva all'altra per il trasporto di persone, animali e merci.

SECONDA COLONNA: DA 7 A 12
7. Bonis

Una famiglia Boni è attestata a Latisana nel XVII secolo.

8. F.e Tagliamento

È il più importante fiume del Friuli e ha segnato, nel bene e nel male, la vita di Latisana. La pianta di Antonio Banchieri dà l'opportunità di osservare la vivacità delle attività dell'antico Porto fluviale di Latisana, documentato dal 1226.

9. Chiesa e Con.to delli RR PP di S. An.io Sab.

La Chiesa e il Convento dei Reverendi Padri di S. Antonio, denominata Chiesa di S. Maria della Sabbionera e in seguito Chiesa della Beata Vergine delle Grazie, viene costruita nel 1578. L'attiguo convento francescano viene fondato nel 1638 su istanza di fra Vincenzo Mocenigo.

10. Strada della Sabbionera

Il nome Sabbionera è attestato nel 1519. Allude a dei terreni o a una zona con terra in prevalenza sabbiosa e di colore scuro.

11. Fabbriche Suzzi

Il termine fabbriche va inteso come edifici. I Zuzzi erano originari di San Michiele. Nel XVIII secolo ebbero il titolo di conte di Roverbasso e Restegliuzza da parte della Repubblica di Venezia.

12. Valentinis

Antica famiglia giurisdicente: i Valentinis di Latisana (inizi XVII secolo) furono un ramo dei Valentinis originari di Aquileia e trapiantati a Udine nel XIII secolo. Possedevano beni e casa dominicale a Ronchis e a Venezia. Ebbero seggio nel Consorzio dei nobili Giurisdicenti del feudo di Latisana.

TERZA COLONNA: DA 13 A 18
13. Borgo di Sottopovolo

Sottopovolo significa letteralmente “sotto il pioppo” (dal veneto povolo, pioppo) e ricorda l'usanza nel Medioevo dei capi famiglia di riunirsi sotto un pioppo. Era un tempo un Comune amministrativo rurale distinto dal Porto di Latisana. Nominato nel 1546, si sviluppava lungo l'attuale Via Sottopovolo.

14. Loggia Pubblica

Era l'edificio in cui si riuniva l'assemblea dei capifamiglia, la vicinia, per decidere riguardo ai vari problemi amministrativi del comune. Fu sede della Municipalità nel periodo austriaco fino al 1897.

15. Strada dietro Chiesa

La denominazione è molto antica. In un documento del 1547 il luogo è indicato come Post Gesia. In seguito diventa In loco dopo chiesa, Drio Chiesa di S. Zuanne, Drio Chiesa, Drio Cesa.

16. Chi.sa Abb.le Parr.le di S. Gio.ni Bat.ta e Can.ca dell'Abbate

La prima attestazione della Chiesa Abbaziale Parrocchiale di S. Giovanni e Canonica dell'Abbate risale al 1368. Nel 1504 la chiesa è completamente rimaneggiata. Verso il 1750 viene ristrutturata dall'architetto lombardo Luca Andrioli.

17. Strada Pubblica di Ronchis

Si tratta dell'attuale Via Egregis Gaspari dedicata alla nobile Rosa de Egregis, vedova Gaspari, morta nel 1888. Lasciò una consistente donazione per la fondazione dell'asilo infantile, ora scuola d'infanzia, che porta il suo nome.

18. Contrada d'Osoppo

La contrada si trovava presso l'attuale Piazzale Osoppo. La denominazione compare nel 1573 riferendosi all'intero sobborgo: In Osophio portus Latisanae. Viene citata anche in friulano: Braida in Osôf.

QUARTA COLONNA: DA 19 A 24
19. Chi.sa e Con.to delle R.R.e M.M. di S.n Antonio

La storia della Chiesa di S. Antonio di Padova, sorta per volontà dal mecenate latisanese Gasparo Morossi, fino al 1810 è intrecciata con quella del Monastero o Convento delle francescane. Nel 1733 il monastero viene posto a clausura. I latisanesi hanno sempre nutrito molto affetto nei confronti di questo luogo di culto.

20. Borgo delle Monache

Il borgo si trovava lungo l'attuale Via Carlo Goldoni. La denominazione, fino alla fine dell'Ottocento, si deve al fatto che conduceva alla Chiesa di S. Antonio di Padova, annessa al convento delle monache francescane.

21. Chiesa e Convento de R.R.i PPi di S. Ago.no

La Chiesa di S. Antonio Abate e il Convento agostiniano sono attestati nel 1466 e nel 1486. Il convento è fondato nei primi anni Ottanta del XV secolo per volontà dei coniugi Zaccaria Vendramin e Clara Capello. Nel 1769 il convento è soppresso dalla Repubblica Veneta e subito dopo adibito a usi civili. Nel 1806 la chiesa è utilizzata come magazzino. Il complesso, venduto ai Gaspari, nel 1917 è distrutto da un incendio.

22. Borgo di S. Antonio

Il borgo si trovava lungo l'attuale Via Vittorio Veneto, attestato nel 1572: In burgo S. Antoni versus porta Sancti Ioanis. La porta di S. Antonio era una delle due porte che consentivano l'accesso al borgo medioevale, alla fine della Via Vittorio Veneto. L'altra porta, di S. Giovanni, si trovava tra l'inizio di Via Vendramin e Piazza Garibaldi.

23. Strada della Annunziata

È l'attuale Calle della Annunziata, attestata nel 1835 come Strada com. dell'Annunziata. La denominazione riprende la presenza di una chiesa dedicata alla Madonna Annunziata. Risalente al 1657, fu soppressa all'inizio del '900.

24. Casa Colonna

Si tratta di una famiglia patrizia romana, attestata a Latisana nel XVII secolo.

QUINTA COLONNA: DA 25 A 30
25. Bovaria Cappello

Il termine Bovaria, da boarìa, indica una grande azienda agricola. I Cappello furono una famiglia patrizia veneziana, attestata a Latisana nel XVIII secolo.

26. Borgo di Rocca

Il borgo si trovava lungo l'attuale Via Rocca. È attestato nel 1543 In loco dicto la de la Roccha. Rocca era il nome dato ad una torre costruita nel XIV secolo a difesa dell'abitato di Latisana. Si trovava all'incirca alla fine dell'attuale Via Rocca. Fu distrutta all'inizio del XVI secolo.

27. Canevon

Canevon è un termine che in veneziano indica una grande cantina.

28. Zaffi

La denominazione di questo edificio può riferirsi alla famiglia Zaffi, il cui cognome è diffuso in Toscana ed Emilia Romagna, oppure alla residenza degli zaffi, le guardie al servizio del tribunale feudale. Sono nominati in un processo dell'Inquisizione che si svolse a Latisana nel 1591.

29. Ca' Minotto

Famiglia patrizia veneziana, che ebbe possessi feudali in Latisana. Faceva parte del Consorzio dei Giurisdicenti nel XVIII secolo.

30. Ca' Molin

Famiglia patrizia veneziana, presente a Latisana nel XVII secolo. Faceva parte del Consorzio dei Giurisdicenti. Palazzo Molin, poi Molin Pittoni Vianello, risale al XVII secolo.

SESTA COLONNA: DA 31 A 36
31. Taglialegne

Famiglia attestata a Latisana nel XVII secolo. Nel 1810 entra in possesso del palazzo già dei Vendramin.

32. Cà Bernardo

Famiglia patrizia veneziana, presente a Latisana nel Consorzio dei Giurisdicenti nel XVI secolo (1585).

33. Donatis

Donatis o Donati: famiglia originaria da Orio, nel bergamasco. È attestata a Latisana nel XVIII secolo.

34. Caprilio

Caprilio o Caprileo: famiglia attestata a Latisana nel XVI secolo. Furono avvocati e notai.

35. Morossi

Famiglia originaria forse di Venzone e stabilitasi a Latisana intorno al 1500. I membri di questa famiglia furono giuristi, avvocati e notai.

36. Canelle

Di questa famiglia, al momento non si hanno notizie. Il cognome è diffuso soprattutto nell'area veneto-emiliana.

SETTIMA COLONNA: DA 37 A 42
37. La Piazza

È l'attuale Piazza Indipendenza. Fino agli inizi del XIX secolo era detta semplicemente "la Piazza". Alla fine dell'Ottocento era denominata Piazza Maggiore, poi Piazza XX Settembre e successivamente Piazza Roma. L'attuale denominazione risale a dopo la seconda guerra mondiale.

38. Chiesa di S. Croce

La Chiesa di Santa Croce, oggi scomparsa, è attestata nel 1310. Il 16 ottobre del 1368 ebbe luogo qui il giuramento di fedeltà del popolo di Latisana a Mainardo Conte di Gorizia. Fu demolita nel 1776 insieme all'attiguo Ospedale dei Poveri, risalente al XVI secolo.

39. Capitanio

È la casa in cui abitava il Capitano governatore del feudo di Latisana. Viene nominata, con suo cortivo e orto, nell'atto di divisione dei fratelli Vendramin del 1528.

40. Grotti

Famiglia veneta attestata a Latisana nel XVI secolo (1591).

41. Zoccolari

Famiglia friulano-veneta attestata a Latisana nel XVIII secolo.

42. Lavezari

Famiglia presente a Latisana nel XVII secolo.

OTTAVA COLONNA: DA 43 A 48
43. Corradini

Antica famiglia veneta presente a Latisana nel XVIII secolo.

44. Cagnolini

Famiglia attestata a Latisana alla fine del XVI secolo. Famiglia nobile di Veglia. I suoi membri erano dediti alla farmacia e alla medicina. Furono attivi come speziali anche nel Settecento.

45. Grotto

Famiglia veneta. A Latisana sono attestati nel XVI secolo.

46. Cà Contarini

Famiglia patrizia veneziana. A Latisana compaiono come Giurisdicenti nel XVII secolo (1658).

47. Cà Benzon

I Benzon furono una famiglia patrizia veneziana. A Latisana compaiono come Giurisdicenti nel XVIII secolo (1743). Si tratta del palazzo della famiglia Vendramin, portato in dote ai Contarini nel 1644 e ai Benzon nel 1700. Il palazzo veneziano, ora Palazzo Trevisan, fu distrutto dai bombardamenti nel 1944.

48. Piazzetta

Appendice della Piazza, si inoltrava tra Palazzo Vendramin e Casa Cappello, fino al fiume Tagliamento. Attualmente è denominata Via del Battello.

NONA COLONNA: DA 49 A 54
49. Cà Cappello

Casa dominicale dei Cappello, famiglia patrizia veneziana. A Latisana sono attestati nel XVIII secolo.

50. Tomasini

Famiglia presente a Latisana agli inizi nel XVIII secolo.

51. Abbate Morosso

Casa che fu di proprietà dell'abate Agostino da Latisana, Carlo Morossi (Latisana 1629 - Venezia 1713).

52. Beccaria

Edificio adibito a macello degli animali.

53. Osteria Matassi

Osteria dei Matassi, famiglia presente a Latisana nel XVII secolo.

54. Ghetto

Edificio in cui abitavano gli ebrei a Latisana, presenti stabilmente dal XVI al XVIII secolo. Più che di ghetto si può parlare di una giudecca a Latisana, ovvero la delimitazione di una zona in cui risiedevano gli ebrei per motivi di sicurezza e non di imposizione.

DECIMA COLONNA: DA 55 A 60
55. Dall'Acqua

Al momento non si hanno notizie precise su questa famiglia.

56. Rossetti

Famiglia presente a Latisana nel XVI secolo. Nella scritta la lettera R non è più visibile.

57. Bianchini

Famiglia presente a Latisana nel XIX secolo.

58. Fontanini

Famiglia presente a Latisana agli inizi del XVII secolo.

59. Amadi

Famiglia presente a Latisana nel XVIII secolo.

60. Pinzani

Famiglia presente a Latisana nel XVII secolo.

Restauro

Introduzione

Tipo di intervento:

intervento di restauro e conservazione

Tempi:

giugno - agosto 2022

Restauratori:

Loredana Soranzio, Caterina Longo e Adriano Macchitella del Centro Studi e Restauro Soc. Coop di Gorizia.

Icona del Restauro
Condizioni prima del restauro:

nel tempo il disegno è stato interessato dal dilavamento dei pigmenti soprattutto nella parte superiore destra e dall'attacco di insetti xilofagi in prossimità dei margini. Lungo il margine superiore e vicino all'angolo inferiore destro erano presenti uno strappo ed un piccolo sfondamento del supporto cartaceo.

Intervento:

sono stati eseguiti interventi di pulitura, asportazione e stabilizzazione della vernice, consolidamento e integrazione. La tela non è stata staccata dal telaio per evitare deformazioni dei fogli e perdite di pigmenti.

Conservazione dopo il restauro:

il disegno è stato inserito in una nuova cornice con vetro museale realizzato a cassetta che lascia visibili i margini del telaio originale.

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Approfondimento

La pianta di Latisana di Antonio Banchieri, prima dell'intervento di restauro, era inserita all'interno di una cornice lignea di fattura ottocentesca con vetro molato, appesa a parete nell'ufficio del Sindaco del Comune di Latisana. L'intervento di restauro è stato realizzato tra giugno e agosto 2022 a cura del Centro Studi e Restauro Soc. Coop di Gorizia. Ad una prima documentazione fotografica dello stato di conservazione è seguita l'apertura della cornice e l'analisi dell'opera. Il supporto cartaceo aveva subito un imbrunimento nel tempo dovuto presumibilmente all'uso di adesivo di origine animale per far aderire i fogli di carta alla tela. Inoltre, era stata stesa una vernice sul foglio. lI disegno, osservando in particolare la porzione superiore destra, era stato a contatto con sostanze liquide che ne avevano determinato la perdita di brillantezza e tono cromatico. La vernice si era completamente dilavata accumulandosi nel centro del disegno, dove aveva provocato una macchia scura. Questa parte di supporto presentava anche delle gore (macchie a forma di striscia). L'eccesso di umidità può aver causato il generale deterioramento della vernice presente su tutto il disegno. La vernice, in fase di asciugatura, si è crettata lasciando visibili diffuse mancanze sul supporto cartaceo.

Nello specifico, è stata eseguita una spolveratura con pennello morbido ed una pulitura a secco sia sul supporto cartaceo che sulla tela. Massima attenzione è stata posta ai pigmenti e alle parti più fragili soprattutto in prossimità di indebolimenti e crettature. L'intervento di reidratazione della superficie pittorica con una soluzione a base acquosa ha consentito di realizzare la successiva distensione della vernice e dei pigmenti nelle porzioni di supporto ormai scoperte. L'operazione è stata ripetuta dove necessario fino ad ottenere un'omogeneità percettiva. L'imbrunimento nella parte centrale è stato mitigato. È stato utilizzato un adesivo a base di metilidrossietilcellulosa 300p in diverse percentuali in soluzione acquosa, steso con la punta di un pennello da ritocco. Inoltre, è stato eseguito il fissaggio localizzato dei pigmenti sulla legenda e il consolidamento delle zone fragili attaccate dagli insetti xilofagi. Per gli strappi e sfondamenti presenti sono stati utilizzati velo e carta giapponese di idonei colori e grammatura. Puntuali integrazioni coloristiche ad acquerello sono state realizzate in sottotono in corrispondenza dei risarcimenti realizzati con carta giapponese e nelle zone con difetti di continuità percettiva. Dall'analisi si è potuto comprendere che le piccole aree più chiare del disegno corrispondono a delle macchie bianche di calce provocate accidentalmente. I piccoli frammenti di carta velina lungo il bordo sono stati mantenuti in quanto ritenuti parte integrante della storia del documento. Si tratterebbe forse di un ricalco non recente. La tela ha una funzione strutturale nel mantenere uniti i sette fogli che compongono la pianta. Non è stata staccata dal telaio per evitare deformazioni e la possibile perdita di pigmenti.

A restauro ultimato il disegno è stato inserito in una nuova cornice a cassetta realizzata in legno di tiglio naturale e dotata di un vetro museale antiriflesso. Tale soluzione lascia visibili i margini del telaio originale con le chiodature. Vista la fragilità del documento, la Soprintendenza ha prescritto che la mappa non venga più esposta in modo permanente per evitare i danni provocati dalla luce. È possibile la consultazione da parte degli studiosi, su richiesta motivata da presentare alla Biblioteca comunale. Per restituire al pubblico l'immagine restaurata della pianta, al primo piano della sede municipale di Latisana, è esposta una riproduzione a colori in scala 1:1 su carta fotografica inserita nella cornice ottocentesca. La cornice è stata preventivamente pulita, consolidata e lucidata a cera.

Bibliografia

Introduzione

Numerose pubblicazioni riportano la pianta di Latisana di Antonio Banchieri nella sua interezza o alcuni dettagli.

Icona della Bibliografia
  • M. G. B. ALTAN, Latisana e le sue origini marinare, Latisana 1985
  • M. G. B. ALTAN, E. FANTIN, V. FORMENTINI, Pieve abbaziale di Latisana. Cenni storici, Latisana, la bassa 1994
  • M. G. B. ALTAN, La Serenissima a Latisana 1420-1797. Dai Conti di Gorizia a Napoleone, la bassa 2001
  • L. CICERI (a cura di), Tisana, Società Filologica Friulana 1978
  • F. DONATI, Quadro storico delle vicende politico-commerciali e morali di Latisana e dell'attuale suo fisico stato (1807), la bassa 1982
  • E. FANTIN (a cura di), Latisana appunti di storia, la bassa 2010
  • V. GALASSO, Latisana dalle origini al duemila, Latisana, la bassa 1999
  • V. GALASSO, Storia e Arte del Septifanium di Latisana, Latisana 2010

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Approfondimento

Ulteriori fonti bibliografiche:

  • Comune di San Michiele al Tagliamento 1807-2007, San Michiele al Tagliamento, Comune di San Michiele al Tagliamento 2007
  • Dante canta Latisana, videoregistrazione realizzata nell'ambito del progetto "Un anno con Dante", C. BRUGNETTA [regia], A. FLORAMO [approfondimento storico], D. DE GREGORIO [improvvisazioni musicali], Latisana, Comune di Latisana 2021, [DVD]
  • E. FANTIN, Il santuario della "B.V. delle Grazie" di Sabbionera. Le origini e la sua storia, Latisana, la bassa 1996
  • E. FANTIN, La Signoria dei Vendramin nella Terra della Tisana: Un anticipato interesse di Venezia per il Friuli, in “la bassa”, 81 (2020), pp. 29-64
  • V. GALASSO, Perle d'arte, Latisana, Comune di Latisana 2016
  • Latisana e il suo distretto. Notizie storiche, statistiche ed industriali, Venezia, Tipografia del Commercio 1858 (ristampa anastatica Latisana e il suo distretto, Udine, Ribis 1979)
  • Latisana il Segno e il Tempo, Latisana, Comune di Latisana 2001
  • M. MONTE, Ebrei e banchi ebraici nella “particolare giurisdizione della Tisana” in età feudale, in “la bassa”, 45 (2002), pp. 29-44
  • V. ROGATO, F. ROMANIN, N. TRACANELLI, San Michiele la “Cassino del nord”, Latisana, la bassa 1996
  • D. SCIUTO, La pala del Veronese nella pieve abbaziale di Latisana, Latisana, Comune di Latisana 1995
  • Schede catalogazione Sistema Informativo Regionale del Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia (SIRPaC)
  • R. TIRELLI (a cura di), Una giudecca a Latisana. Mappa, storie, tradizioni, Atti del convegno (Latisana, 4 settembre 2022), Latisana, Comune di Latisana 2023
  • A. ZANNINI (a cura di), Un paese, un fiume. Storia di Latisana dal Medioevo al Novecento, Udine, Forum 2020

Immagini

L. CICERI (a cura di), Tisana, Udine, Società Filologica Friulana 1978 V. GALASSO, Latisana. Dalle origini al Duemila, Latisana, la bassa 1999 A. ZANNINI (a cura di), Un paese, un fiume. Storia di Latisana dal Medioevo al Novecento, Udine, Forum 2020

Ghetto

Introduzione

Al numero 54 della pianta è riportata nella legenda la scritta “54. Ghetto”. Si tratta di un piccolo insediamento ebraico a dimensione familiare.

Icona del ghetto

Era costituito da una casa o un aggregato di casupole davanti alla Chiesa di San Giovanni Battista (16). Vi risiedevano gli ebrei, presenti stabilmente a Latisana dal XVI al XVIII secolo, con il banco per i pegni.

Banchieri raffigura un edificio a due piani sul fronte strada con portone di accesso ad arco e corte interna sul retro. La facciata ha subito alcune modifiche nel tempo: il portale, che oggi apre su una corte interna a giardino, non è più ad arco. L'edificio può essere stato innalzato se confrontiamo i fronti dell'isolato sulla strada principale con la raffigurazione di Banchieri, che riporta la stessa altezza per i diversi corpi di fabbrica.

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Approfondimento

A Latisana si può parlare di una Giudecca più che di un Ghetto, trattandosi di uno spazio in cui risiedevano gli ebrei per motivi di sicurezza e non di imposizione. I primi insediamenti ebraici a Latisana risalgono alla prima metà del '500. Probabilmente si tratta di ebrei di origine ashkenazita, provenienti dall'Europa centrale e orientale. Nel 1302 un ebreo, Isak di Lienz, riscuote le tasse per i Conti di Gorizia che allora detenevano il feudo di Latisana. Nel Cinquecento a Latisana degli ebrei svolgono attività di cambiavalute e prestito di denaro, senza però risiedere nel feudo.

I Vendramin, che succedono ai Conti di Gorizia dopo alcuni passaggi di proprietà nel 1457, garantiscono agli ebrei una certa autonomia nel rispetto di regole e condotte, uno spazio per risiedere ed un ambiente per esercitare il prestito. A Latisana gli ebrei apportano un contributo economico e culturale. Esercitano anche professioni solitamente non concesse loro come la coltivazione di grano, l'allevamento di bestiame e la viticoltura. Un documento del 1528 riporta un dazio di sette lire dovuto dalla macelleria o beccaria “kosher” degli ebrei e nel 1574 è attestata la presenza di un medico ebreo. La grande mobilità legata al porto implica una certa commistione tra la gente locale e gli stranieri. I rapporti con la popolazione sono per lo più di convivenza e confronto.

Come attestano alcuni documenti, gli ebrei non hanno sempre abitato in questo edificio. La presenza ebraica a Latisana termina nel 1746 e la piccola comunità si disperde o si estingue. Nel 1748 l'abitazione indicata come “54. Ghetto”, affittata agli ebrei da Francesco Barbarico, risulta vuota e nel 1810 proprietario è Antonio Paolini. Nella soffitta dell'edificio, oggi Corte Chiarcos, diversi anni fa sono stati ritrovati alcuni oggetti legati alla cultura ebraica. Nell'androne, nel 2020, è stata collocata un'epigrafe che riporta la presenza nella corte di nuclei ebraici con banco dei pegni.

Ca' Mocenigo

Introduzione

Al numero 3 della pianta è riportata in legenda la scritta “3. Ca' Mocenico”. Il Palazzo dei Mocenigo risulta già esistente nel 1599 a S. Michiele.

Icona di Ca' Mocenico

Banchieri raffigura sulla sponda del fiume Tagliamento il palazzo nobile con ai lati due barchesse simmetriche e un grande parco, cinto da mura e cancello monumentale.

Il palazzo presenta al centro un portale con elemento semicircolare superiore, grandi aperture al piano nobile e sopra forse lo stemma della famiglia. Sul tetto riporta al centro una statua e alle estremità due camini troncoconici rovesciati. Le due barchesse presentano sei archi sul fronte principale e due sui fronti laterali, timpanati. Un alto fregio è scandito da finestre ovali.

Dopo la seconda guerra mondiale e il terremoto del 1976 dell'intero complesso, oggi Villa Biaggini Ivancich, rimangono le due barchesse a rudere, alcuni corpi di fabbrica adiacenti e il parco.

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Approfondimento

I Mocenigo fanno parte delle famiglie patrizie veneziane che nel tardo Cinquecento formano il Consorzio dei Giurisdicenti del feudo di Latisana. Palazzo Mocenigo risulta già costruito nel 1599 in occasione del matrimonio tra Marcantonio Mocenigo e Bianca Vendramin. Posto in prossimità del Porto sul Tagliamento, presenta lo schema planimetrico tipico delle ville venete cinquecentesche. L'intonaco di colore vermiglio che ha dato la denominazione di Palazzo Rosso, è successivamente sostituito da marmorino bianco.

Due barchesse, concepite come quinte prospettiche, incorniciano l'edificio principale. Realizzate per ospitare gli ambienti di lavoro e di servizio dei contadini, risalgono al XVII secolo e sono attribuite all'architetto Baldassarre Longhena (1598-1682). Sono stati ipotizzati altri due nomi di architetti: Francesco Contini (1599-1669) e Giuseppe Sardi (1624-1699). Il fronte principale è ritmato da sette archi su pilastri rettangolari intervallati da semicolonne di ordine dorico-tuscanico. Sostengono una trabeazione con alto fregio, scandito da triglifi sormontati da teste con elementi animaleschi e finestre ellittiche con cornice a cartoccio.

Dopo un periodo di abbandono, il palazzo è ristrutturato nel 1870 da Vincenzo Biaggini. In seguito passa agli Ivancich e ospita personaggi illustri tra cui Ernest Hemingway. Durante la prima guerra mondiale è adibito ad ospedale da campo della Croce Rossa Italiana e successivamente è utilizzato dal comando austro-ungarico. Durante la seconda guerra mondiale la villa viene distrutta. Del complesso settecentesco rimangono oggi le due barchesse a rudere e l'oratorio di San Giuseppe, forse aggiunto alla barchessa sud a metà del Settecento. Nel parco si trovano otto statue settecentesche raffiguranti le stagioni e quattro virtù.

Ca' Molin

Introduzione

Al numero 30 della pianta è riportata in legenda la scritta “30. Ca' Molin”. Famiglia patrizia veneziana, è presente a Latisana nel XVII secolo.

Icona di Ca' Molin

Palazzo Molin, poi Molin Pittoni Vianello, risale al XVII secolo.

Banchieri raffigura un edificio a tre piani costituito da un corpo di fabbrica centrale, di altezza maggiore e timpanato, e due corpi simmetrici a destra e a sinistra. Questi sono scanditi da quattro finestre al piano superiore e tre archi a tutto sesto al piano terra. Sul retro si apre una corte interna. Il corpo centrale presenta cinque archi a tutto sesto a piano terra. Al centro vi è una trifora al piano superiore con archi a tutto sesto, forse uno stemma, due finestre e un abbaino timpanato con tre statue sommitali.

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Approfondimento

I Molin fecero parte dei possidenti feudali e patrimoniali nel feudo patrizio di Latisana, nel cui Consorzio compaiono come giurisdicenti. Osservando il rilievo di Antonio Antonelli del 1746, il corpo di fabbrica a sinistra non presenta archi al piano terra e si vedono due sole finestre al piano superiore. Banchieri riporta invece tre archi a tutto sesto a destra e a sinistra, marcando il corpo di fabbrica centrale con un bugnato angolare. Oggi i fronti su strada non presentano più gli archi a tutto sesto al piano terra.

In corrispondenza del timpano e lungo le falde del tetto sono state rimosse 12 statue che rappresentavano i mesi dell'anno. Al centro, sopra il portale rettangolare in pietra, è presente una trifora con archi a tutto sesto e balaustra in ferro battuto. In asse vi sono due finestre con balaustra e abbaino timpanato. All'interno, al primo piano, si trova la “Sala Stucchi”. Numerose cornici in stucco racchiudevano opere andate perdute insieme agli arredi originari in seguito ai saccheggi di epoca napoleonica e all'occupazione austriaca durante la prima guerra mondiale.

Negli anni Cinquanta del Novecento il piano terra è stato sede degli uffici della posta e successivamente deposito di mobili per un negozio. Viene acquistato dal Comune di Latisana alla fine degli anni Sessanta con il progetto, poi attuato solo per un breve periodo, di trasferirvi la Biblioteca Comunale. Attualmente il corpo centrale ospita l'Associazione Pro Latisana, la Scuola Comunale di Musica e l'ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica.

Morossi

Introduzione

Al numero 35 della pianta si legge in legenda “35. Morossi”. Palazzo Morossi, risalente al XVIII secolo, è l'attuale sede del Municipio.

Icona di Palazzo Morossi

Famiglia originaria forse di Venzone, si stabilì a Latisana intorno al XVI secolo. Diversi membri della famiglia Morossi furono giuristi, avvocati, notai e cancellieri della giurisdizione feudale veneziana a Latisana.

Gasparo Morossi, vissuto tra il 1589 e il 1660, fu un facoltoso mercante di legname e padre del frate francescano Agostino da Latisana.

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Approfondimento

L'edificio oggi presenta al centro un portale in pietra ad arco a tutto sesto con chiave di volta a voluta e cornice soprastante. Al di sopra vi è un poggiolo su cui affaccia una porta finestra a bifora con archi a tutto sesto. Il palazzo presenta elementi architettonici e una disposizione interna degli ambienti tipici dei palazzi veneti. Fu rimaneggiato nel Settecento e nell'Ottocento. Una targa bronzea fu collocata nel 1900 in ricordo di re Umberto I. Al piano terra, a destra, nella prima metà del Novecento si trovava il Caffè Restaurant Centrale, poi Caffè Veronese.

Al centro del poggiolo ancora oggi si trova lo stemma del Comune di Latisana. Presenta due leoni rampanti rivolti verso una torre con doppia merlatura guelfa; in basso vi è la scritta Tisana. Il leone rimanda allo stemma dei Conti di Gorizia, feudatari della Terra di Latisana per tre secoli. Si tratta della riproposizione di elementi presenti nel sigillo trecentesco del Comune del Porto di Latisana. L'antico sigillo, infatti, reca una torre con merlatura guelfa al centro ed è affiancata da due scudi che riportano all'interno un leone rampante rivolto verso la torre. Sopra gli stemmi vi sono due croci. Ai margini del tondo corre la seguente iscrizione: SIGILUM COMUNIS PORTVS LATISANE.

Ca' Benzon

Introduzione

Al numero 47 della pianta è riportata in legenda la scritta “47. Ca' Benzon”. Il palazzo è quello della famiglia Vendramin (46 e 47), passato in dote ai Contarini e ai Benzon.

Icona di Ca' Benzon

Famiglia patrizia veneziana, entra a far parte del Consorzio dei Giurisdicenti della Terra della Tisana nel 1743.

Banchieri raffigura un edificio a tre piani con al centro un portale rettangolare a piano terra. Il piano superiore presenta una trifora con balaustra al centro tra due finestre ad arco a tutto sesto.

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Approfondimento

La Terra della Tisana, feudo dei Conti di Gorizia dal XII secolo, nel Quattrocento passa sotto il dominio di Venezia. I Vendramin ne diventano i proprietari nel 1457. Promuovono l'agricoltura e introducono l'allevamento di una bellissima razza di cavalli. I maggiori introiti provengono dalla riscossione dei dazi. A Bartolomeo Vendramin subentra il figlio Zaccaria, che nel 1528 dà in eredità il feudo di Latisana ai tre figli Nicolò, Andrea e Zaccaria. Nel tardo Cinquecento il feudo è frazionato in carature tra famiglie patrizie, riunite nel Consorzio dei Giurisdicenti. I Vendramin lasciano un segno tangibile della loro presenza con opere di beneficenza e lasciti testamentari.

Il palazzo, con cortile e orto, viene acquistato da Zaccaria Vendramin nel 1510. Esisteva già nel 1528 e presentava, al piano nobile, un grande salone che si apriva sulla piazza con un loggiato. Riprendeva il tradizionale schema del palazzo veneziano con struttura tripartita in facciata e una serie di grandi aperture nella parte centrale, in corrispondenza del salone. Le foto storiche mostrano al centro del piano nobile una quadrifora ad archi a tutto sesto. Sulla colonna della loggia venivano affisse le ordinanze dei Giurisdicenti e del Capitano. Nel Seicento la soffitta del palazzo risulta adibita a carcere.

Nel maggio del 1644, con il matrimonio tra Isabella Vendramin e Giacomo Contarini, il palazzo passa in dote ai Contarini, famiglia patrizia veneziana. Nel 1700 passa alla famiglia Benzon a seguito del matrimonio tra Lucina Contarini e Pietro Benzon. A questa fase risalgono alcuni restauri e la realizzazione degli stucchi del salone. Nel 1810 il palazzo viene acquistato da Santina Renso-Taglialegne, nel 1889 va in eredità al figlio Marzio e nel 1934 diventa di proprietà di Peloso Gaspari. Durante la seconda guerra mondiale viene distrutto dai bombardamenti; al suo posto è stato costruito Palazzo Trevisan. L'edificio, progettato dall'architetto udinese Pietro Zanini, rispetta la volumetria dell'antico palazzo.

Abate Morosso

Introduzione

Al numero 51 della pianta è riportata in legenda la scritta “51. Abbate Morosso”. Si tratta della casa che fu di proprietà dell'abate Agostino da Latisana

Icona di casa Abate Morossi

Agostino da Latisana, al secolo Carlo Morossi, era figlio di Gasparo Morossi ed Elisabetta Gordino.

Banchieri contrassegna con il numero 51 due facciate sulla Piazza (37) e una corte retrostante.

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Approfondimento

Carlo Morossi nacque a Latisana il 5 febbraio 1629. Entrato nell'Ordine dei frati minori cappuccini a Conegliano nel 1646, fu lettore di filosofia e teologia. Fu vicario, guardiano e superiore della Provincia nel 1672, 1678 e 1684. Nel 1702 divenne ministro generale dell'Ordine. Morì a Venezia il 4 gennaio 1713. Suo padre, Gasparo Morossi, era un ricco mercante di legname. Nel 1659 aveva indicato nel testamento un lascito per la realizzazione dell'altare principale della Chiesa di S. Antonio di Padova (19) e per la costruzione dell'adiacente monastero delle monache.

Il palazzo risale al XVIII secolo e si affaccia oggi su Piazza Garibaldi, dove un tempo vi era un orto. Presenta una lunga ed elegante facciata con in asse centrale un portale ad arco a tutto sesto in conci di bugnato liscio. Sopra il portale vi è una porta finestra a trifora con cornice in pietra e balaustra in ferro battuto. Al centro, subito sopra, è presente lo stemma della famiglia nobile: un cane molosso ai piedi di un albero. Tre finestre più piccole con cornice in pietra si trovano, in asse, all'ultimo piano. A destra e a sinistra rispetto al portale vi sono spazi commerciali al piano terra e tre finestre ai piani superiori. Uno dei lati dell'edificio guarda sul fiume Tagliamento, gli altri si sviluppano intorno ad un cortile centrale.

Loggia Pubblica

Introduzione

Al numero 14 della pianta è riportata in legenda la scritta “14. Loggia Pubblica”. Era l'edificio in cui si riuniva la vicinia, l'assemblea dei capifamiglia.

Icona della Loggia Pubblica

La vicinia si radunava al suono della campanella per decidere riguardo ai vari problemi amministrativi secondo le consuetudini della comunità.

Nella pianta di Antonio Banchieri la facciata riprende forme classiche: è divisa in due ordini di logge sovrapposte con tre grandi arcate con arco a tutto sesto al piano terra e al piano superiore. In sommità, sopra l'architrave, il timpano triangolare presenta al centro un'apertura circolare.

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Approfondimento

L'edificio della Loggia Pubblica o Loggia del Comune di Sottopovolo era ubicato all'incrocio fra le attuali Via Sottopovolo e Dietro Chiesa, vicino al Duomo (16). Ad una colonna venivano affissi i proclami del Capitano. Il termine Sottopovolo significa “sotto il pioppo”, dal veneto povolo, pioppo. Ricorda l'usanza nel Medioevo dei capifamiglia di riunirsi sotto un pioppo. Sottopovolo era un tempo un Comune amministrativo rurale distinto dal Porto di Latisana. Aveva giurisdizione al di fuori del Castrum, dove risiedevano i possidenti e gli artigiani (i Signori e gli Artisti). La vicinia eleggeva due podestà, che nominavano dieci abitanti con il compito di suggerire proposte e provvedimenti da sottoporre ai capifamiglia.

Dal 1754 al 1779, durante i lavori alla chiesa di San Giovanni, si svolsero nella Loggia alcune funzioni liturgiche. Nel periodo austriaco, fino al 1897, l'edificio fu sede della Municipalità. La campanella che chiamava a raccolta i capifamiglia fu rimossa dalle truppe austriache durante la prima guerra mondiale. Nelle foto del primo Novecento l'edificio presenta archi a tutto sesto al piano terra e finestre ai due piani superiori. Al centro del timpano era presente un grande orologio. La Loggia fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale. Al suo posto è stato costruito un edifico a tre piani.

Strada della Annunziata

Introduzione

Al numero 23 della pianta è riportata nella legenda la scritta “23. Strada della Annunziata”. È l'attuale Calle della Annunziata.

Icona della Strada della Annunziata

Nel 1835 è attestata nel 1835 come Strada com. dell'Annunziata. La denominazione è legata alla presenza di una chiesa dedicata alla Madonna Annunziata costruita a metà del Seicento.

Nella pianta di Antonio Banchieri sulla Strada dell'Annunziata affaccia la Chiesa o Oratorio della Santissima Annunziata riconoscibile per il campaniletto a vela e la facciata semplice. Nei secoli XVII-XVIII faceva parte del Septifanium insieme alla Chiesa di S. Giovanni Battista (16), S. Croce (38), la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie di Sabbionera (9), l'Oratorio del Pio Ospitale, S. Antonio di Padova (19) e S. Antonio Abate (21). Lungo la Strada vi erano inoltre i seguenti edifici: Canelle (36), una famiglia il cui cognome è presente nell'area veneto-emiliana; Casa Colonna (24), una famiglia patrizia romana attestata a Latisana nel XVII secolo; la chiesa di S. Antonio Abate con l'attiguo convento degli Agostiniani (21).

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Approfondimento

La strada, denominata Via dell'Ospedale e successivamente Via Cesare Battisti, ha ripreso oggi l'antico toponimo legato alla presenza di una chiesa dedicata all'Annunziata. Voluta dalla pietà popolare, la chiesa fu realizzata a metà del Seicento con il sostegno delle famiglie Gordino e Morossi. Forse venne affidata ai francescani di Sabbionera. Nel 1760 la chiesa aveva un altare in marmo, una pala della Beata Vergine Annunziata e due quadri raffiguranti l'Ultima Cena e la Caduta della Manna. Nel 1861 fu restaurata grazie a Rosa de Egregis Gaspari e poi affidata alle suore Terziarie Francescane, a servizio presso l'attiguo Pio Ospitale dei Poveri. Fu sconsacrata all'inizio del '900 e demolita dopo la seconda guerra mondiale.

Prima della Grande Guerra la strada aveva assunto la denominazione di Via dell'Ospedale per la presenza del Pio Ospitale, poi trasferito a Sabbionera nel 1912. Il Pio Ospitale dei Poveri fu trasferito in Calle Annunziata nel 1838 in un edificio annesso al vetusto Oratorio dell'Annunziata grazie a Gaspare Luigi Gaspari, marito di Rosa de Egregis. Nel tardo Cinquecento il Pio Ospitale si trovava vicino alla Chiesa di San Giovanni (16), mentre anticamente i malati poveri della Terra di Latisana erano ospitati prima in una casa in piazza e poi nel piccolo edificio adiacente alla chiesa di S. Croce (38).

Piazza

Introduzione

Al numero 37 della pianta è riportata nella legenda la scritta “37. Piazza” È l'attuale Piazza Indipendenza.

Icona della Piazza

Fino a inizi Ottocento era detta semplicemente “la Piazza”.

Nella pianta di Antonio Banchieri i palazzi sui due fronti della piazza mostrano l'impronta veneta e presentano archi a tutto sesto al piano terra. Al centro della piazza vi è la Chiesa di S. Croce (38).

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Approfondimento

La piazza è denominata Piazza Maggiore alla fine dell'Ottocento, poi Piazza XX Settembre e successivamente Piazza Roma. Assume l'attuale denominazione di Piazza Indipendenza dopo la seconda guerra mondiale. Il cippo in mezzo alla piazza, inaugurato nel 1911, riporta i nomi dei latisanesi caduti nel Risorgimento. Al centro, fino al 1776, era presente la Chiesa di Santa Croce (38) con l'attiguo Ospedale dei Poveri. La piazza aveva un'appendice, la Piazzetta (48), attualmente Via del Battello. Si estendeva tra Cà Benzon (47) e la Casa Cappello (49) e arrivava al fiume Tagliamento.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno pesantemente trasformato il centro di Latisana: in particolare, tra gli edifici perduti, Cà Benzon (47). Al suo posto è stato edificato Palazzo Trevisan su progetto dell'architetto udinese Pietro Zanini. L'attuale pavimentazione e illuminazione di Piazza Indipendenza sono state progettate dall'architetto Gigetta Tamaro nel 1998.

Capitanio

Introduzione

Al numero 39 della pianta è riportata in legenda la scritta “39. Capitanio”. Era la casa in cui abitava il Capitano governatore del feudo di Latisana.

Icona di Palazzo Capitanio

Nella pianta di Antonio Banchieri l'edificio è a tre piani con corte retrostante e due corpi di fabbrica a fianco. Si trovava sulla sinistra alla fine dell'attuale Via Rocca. Oltre all'abitazione del Capitano, in Borgo di Rocca (26) e Borgo S. Antonio (22) lungo le attuali Via Rocca e Via Vittorio Veneto, si trovavano le abitazioni del Cancelliere e dei Giudici. L'area nel tempo ha subito notevoli trasformazioni.

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Approfondimento

Il Capitano governatore svolgeva le funzioni amministrative, giudiziarie, di polizia e di difesa militare del feudo di Latisana. Solitamente era un forestiero, spesso di nobili origini e dottore in Legge. La carica durava un triennio o quinquennio e spesso era riconfermata. Suoi collaboratori erano un Cancelliere, spesso un notaio che redigeva gli atti e a cui era assegnata una casa, un Cavalier e Officiali con il compito di polizia. Il Capitano amministrava la giustizia due volte alla settimana, lunedì e giovedì, soprattutto nelle cause civili e criminali. Era affiancato da due Giudici popolari e coadiuvato da due provveditori alla sanità, due alle acque, due alle vettovaglie e un responsabile per le misure militari.

Al compenso per il Capitano si aggiungevano una casa con cortivo e orto, le Cavalcate e Provision e una parte degli introiti derivanti da multe e condanne. Alla fine del Cinquecento, quando il feudo passa al Consorzio dei Giurisdicenti, i poteri del Capitano si riducono alla sorveglianza, all'applicazione dei decreti emanati dal Consorzio e alla riscossione dei dazi. Alla nomina, il Capitano doveva prestare in chiesa un solenne giuramento di fedeltà ai giurisdicenti. A beneficio della popolazione controllava il prezzo del pane, la qualità della carne e poteva richiedere l'impiego di uomini per arrestare malviventi, scavare fossi e canali o sistemare le strade.

S. Michiele

Introduzione

Al numero 5 della pianta, alla destra del Tagliamento, la legenda reca la scritta “5. Chiesa di S. Michiele”. Una chiesa dedicata a San Michiele è attestata nel 1518.

Icona della Chiesa di S. Michiele

Banchieri riporta una facciata a capanna con portale gotico al centro tra due lesene e una piccola apertura circolare. La facciata e la parete laterale presentano in alto archetti pensili su peducci. Un'unica finestra gotica si apre lungo la parete laterale destra. Sulla sinistra si innalza il campanile, con cella campanaria a bifora. Attorno alla chiesa vi è il cimitero, cinto da un muretto.

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Approfondimento

Una chiesa dedicata a San Michiele, “Sante Micaelis de Latisanae”, è citata nel 1518 durante la visita pastorale alla pieve di San Giorgio di Latisana del Vicario generale del Vescovo Giovanni Argentino. Agli inizi del Novecento Girolamo D'Aronco è incaricato di progettare una nuova chiesa sul luogo di una più antica. La chiesa novecentesca, da alcune cartoline storiche, presenta in facciata un portale con protiro sormontato da un grande rosone e sul fianco sinistro un portale gotico in marmo, probabilmente del XV secolo, con una lunetta raffigurante la Madonna in trono con Bambino e due angioletti.

La chiesa viene danneggiata durante la prima guerra mondiale. Dopo gli interventi di ricostruzione del tetto e il ripristino delle murature lesionate, è consacrata nel 1929. In seguito ai bombardamenti del 1944-45 però viene distrutta. Della chiesa di San Michiele non rimane oggi alcuna traccia. Sul luogo in cui sorgeva, l'attuale Via Don Bosco, è stato realizzato un sacello per conservarne la memoria e ricordare i terribili danni della guerra. Ospita una statua della Regina Pacis. Nei pressi e lungo il muro attiguo sono presenti targhe commemorative e monumenti. La nuova Chiesa di San Michiele è stata realizzata più a sud.

B.V. delle Grazie

Introduzione

Al numero 9 della pianta si legge in legenda la scritta “9. Chiesa e Con.to delli RR PP di S. An.io Sab.”, Chiesa e Convento dei Reverendi Padri di S. Antonio Sabbionera.

Icona della Chiesa della B. V. delle Grazie

La chiesa, denominata chiesa di S. Maria della Sabbionera e nell'Ottocento chiesa della Beata Vergine delle Grazie, risale alla seconda metà del Cinquecento. Nel 1638 la chiesa viene concessa ai frati francescani insieme all'autorizzazione a costruirvi accanto un convento.

Dell'intero complesso raffigurato dal Banchieri, con la chiesa lungo la Strada della Sabbionera (10), gli ambienti del convento attorno al chiostro porticato, l'orto e il giardino, rimane oggi solo la chiesa.

Nel 1769 la Repubblica Veneta soppresse 19 piccoli conventi francescani, tra cui quello di Latisana. Allora vi erano un chiostro a porticato, un giardino con il pozzo, servizi, 12 stanze al piano terra, 11 celle al primo piano, cantina, legnaia, stalla, cortile e orto, la chiesa verso la strada e la sacrestia.

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Approfondimento

Il termine Sabbionera si riferisce a una zona con terra in prevalenza sabbiosa e di colore scuro a sud dell'abitato di Latisana, vicino alla riva del Tagliamento. Nel tempo, per la vicinanza al Porto, è stata meta soprattutto dei barcaioli e battellanti, degli abitanti di Latisana e delle comunità vicine in pellegrinaggio. Nella relazione della visita pastorale del Vescovo di Udine Emanuele Lodi, nel 1821, si riporta che la chiesa fu costruita nel 1578 dalla famiglia Mocenigo. Nel 1591 è descritta come una piccola chiesa situata mezzo miglio fuori Latisana, con un unico altare in pietra dedicato alla Concezione della Madonna.

Per 130 anni la storia della chiesa è stata strettamente legata a quella dell'attiguo convento dei frati minori francescani, fondato nel 1638 da fra Vincenzo Mocenigo. Il convento fu soppresso a metà del Seicento e poi donato ai Minori Conventuali della Provincia di S. Antonio. Dopo la riapertura, aumentò di dimensioni ed importanza. A seguito di un incendio nel 1741, fu ricostruito tra il 1742 e il 1750. Nel 1769 venne soppresso dalla Repubblica Veneta e nel 1772 divenne di proprietà di Antonio Milanese. Nel 1817 la famiglia Milanese donò la chiesa alla parrocchia. Durante la prima guerra mondiale la chiesa fu adibita a dormitorio dei soldati e subì notevoli danni e furti. Il campanile, realizzato a metà Ottocento e ricostruito nel 1896 per il cedimento del terreno, fu abbattuto dalle truppe italiane nel 1917 e ricostruito tra il 1925 e il 1926. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa subì gravi danni, riparati nell'estate del 1945.

Rispetto alla raffigurazione del Banchieri, la facciata della chiesa presenta una copertura a capanna. Il portale è affiancato da due finestroni ad arco a tutto sesto. Sopra il portale si trova lo stemma francescano, con il braccio di Cristo incrociato al braccio di San Francesco, e lo stemma dei Mocenigo. Più in alto, al centro, vi è una piccola edicola con una statua della Madonna in trono col Bambino. La statua originaria, rubata durante la prima guerra mondiale, è stata sostituita da un alto rilievo realizzato da Francesco Ellero e Alessandro Pasini. Il porticato con l'ingresso laterale e il sagrato sono recenti. L'interno è ad aula unica con copertura a capriate palladiane e tre altari. Appartenevano alla chiesa due ex voto marinareschi del XVIII secolo a forma di imbarcazione.

S. Giovanni Battista

Introduzione

Al numero 16 della pianta si legge in legenda la scritta “16. Chi.sa Abb.le Parr.le di S. Gio.ni Bat.ta e Can.ca dell'Abbate”, Parrocchiale e Duomo di Latisana.

Icona della Chiesa di S. Giovanni Battista

Può essere considerata la chiesa più antica di Latisana insieme alla Chiesa di Santa Croce.

L'edificio, documentato nel 1368, fu trasformato nel 1504 e nuovamente rinnovato intorno al 1750.

Banchieri raffigura un edificio con abside poligonale, cappelle laterali, sacrestia a destra e una piccola torre campanaria a sinistra. La facciata è scandita da quattro lesene su basamento, alta trabeazione e timpano semicircolare raccordato con due elementi a voluta a destra e a sinistra. Il portale al centro è sormontato da un timpano semicircolare. Sul lato sinistro Banchieri raffigura il campanile. L'area attorno alla chiesa, cinta da mura, fu adibita a cimitero parrocchiale fino al 1855.

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Approfondimento

La Pieve di Latisana nel 1180 passa dal Patriarcato di Aquileia a quello di Grado, mentre nel 1456 entra sotto la giurisdizione del Patriarcato di Venezia. La chiesa originaria risale all'epoca medievale. Parti del rosone della facciata prima delle trasformazioni cinquecentesche sono oggi conservati all'esterno, lungo la parete settentrionale. Anticamente era denominata Chiesa di San Giovanni nel Porto, in quanto dava sul porto. Nel 1504, grazie ad Andrea Vendramin, venne affidato l'incarico di “rinnovare, riparare e restaurare” la chiesa all'architetto Gaspare di Parma. La nuova chiesa in forme romanico-rinascimentali fu consacrata nel 1533. Presentava una facciata a capanna con ampio portale al centro tra due monofore ad arco a tutto sesto e un grande rosone.

Verso il 1750 fu realizzata un'ulteriore ristrutturazione a cura dell'architetto lombardo Luca Andrioli. L'edificio fu ampliato e la sacrestia elevata di un piano. Nel 1777 l'abside fu allungata di circa 2,5m. La pianta di Antonio Banchieri riporta la fase settecentesca, con canoni classicheggianti ed elementi barocchi. Quattro lesene ioniche su basamento scandiscono la facciata ancora oggi. La parte superiore presenta trabeazione e timpano semicircolare raccordato da due elementi a voluta. In sommità vi sono due statue di angeli, realizzate tra il 1732 e il 1737. Ai lati del portale due nicchie contengono le statue del Sacro Cuore di Gesù e del Sacro Cuore di Maria. La chiesa, a navata unica, presenta tre cappelle per lato con altari in marmi policromi. Nel 1828 un campanile in mattoni con cella a bifora sostituì una torretta lignea. L'attuale campanile fu costruito tra il 1922 e il 1923 dopo la prima guerra mondiale. Presenta cella campanaria con aperture a serliana, cupola ottagonale e lanterna. Termina con una croce in ferro battuto alta 3 m.

L'interno presenta opere di pregio: il Battesimo di Gesù, olio su tela di Paolo Caliari detto il Veronese, originariamente collocato sopra l'altare maggiore nel 1567 e ora situato sul secondo altare a destra; la Sacra Famiglia tra i Santi Biagio e Valentino di Giovanni Battista Grassi, del 1568, collocata sul primo altare a sinistra; la Trasfigurazione di Marco Moro, nell'abside, commissionata nel 1591. Il Battesimo di Gesù fu commissionato nel 1566. La composizione riprende il Vangelo di Giovanni. Gesù è raffigurato con lo sguardo abbassato, le braccia incrociate al petto e i piedi immersi nelle acque del fiume. Giovanni Battista gli è accanto e tiene con la mano sinistra la ciotola per l'acqua del battesimo. La mano destra e lo sguardo sono rivolti in alto, dove irrompe la luce dello Spirito Santo. I raggi luminosi sono racchiusi da dieci teste di cherubini, mentre in alto emerge la figura del Padre. Alla scena assistono un angelo e due figure a destra e un gruppo di quattro angeli a sinistra. Due alberi frondosi fanno da sfondo.

S. Antonio di Padova

Introduzione

Al numero 19 della pianta si legge in legenda la scritta “19. Chi.sa e Con.to delle R.R.e M.M. di S.n Antonio”. La chiesa di S. Antonio di Padova risale al XVII secolo.

Icona della Chiesa di S. Antonio di Padova

Fino al 1810 la sua storia è legata a quella dell'adiacente Convento delle Terziarie Francescane, sorto per volontà di Gasparo Morossi.

Banchieri disegna tre ali del convento e un ampio cortile con pozzo. La facciata della chiesa presenta quattro lesene, un coronamento a timpano triangolare nella parte centrale e tre statue sommitali. Il campanile, sulla sinistra, ha cella campanaria a bifora e cupola. Dietro la chiesa è raffigurato un piccolo orto, mentre sul fronte un lastricato. L'intero complesso è cinto da mura.

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Approfondimento

I lavori di costruzione iniziano nel 1685 grazie al lascito di Gasparo Morossi, facoltoso mercante di legname e padre del frate francescano Agostino. Il convento viene aperto nel 1688 e affidato alla Terziarie Francescane. Nel 1733 le religiose richiedono che il convento sia posto a clausura. Verso la metà del Settecento la chiesa è parzialmente rimaneggiata. Dopo l'occupazione francese, nel 1810 il convento viene soppresso. Durante la prima guerra mondiale la chiesa è prima requisita dalle truppe italiane e utilizzata come magazzino, quindi riaperta al culto nel 1918 come chiesa dei soldati austroungarici. La seconda guerra mondiale causa danni al tetto e alle finestre.

Tra la facciata della chiesa raffigurata da Antonio Banchieri e lo stato attuale non vi sono molte differenze. La facciata è scandita da quattro lesene di ordine tuscanico. Al centro vi è un portale lapideo timpanato con sopra lo stemma francescano (una croce tra due braccia incrociate, una di Cristo e l'altra di San Francesco). Ai lati, tra le lesene, due nicchie dipinte e una finestra rettangolare. Sopra un alto fregio vi sono quattro lesene che inquadrano, al centro, un'apertura circolare e un timpano. Sul coronamento vi sono tre statue di uno scultore veneto del Settecento: a sinistra S. Francesco con la croce, a destra S. Antonio con il giglio, al centro l'Immacolata.

All'interno, sull'altare maggiore, vi è una pregevole pala raffigurante la Sacra Famiglia, S. Antonio di Padova e S. Chiara d'Assisi databile intorno al 1730. È attribuita a Mattia Bortoloni, allievo di Antonio Balestra e aiuto di Giambattista Tiepolo. Al centro, in basso su una nube, si trova S. Giuseppe. Rivolge lo sguardo verso Maria e il Bambino, in alto a sinistra, mentre a destra si trovano S. Antonio di Padova e S. Chiara d'Assisi. Nel coro, sopra l'ingresso, è stata collocata una pala del tardo '500 raffigurante S. Anna, Madonna col Bambino, Triade Agostiniana e Donatore. L'opera, attribuita alla bottega di Jacopo Tintoretto con il figlio Domenico, proviene dalla Chiesa di S. Antonio Abate (21).

S. Antonio Abate

Introduzione

Al numero 21 della pianta si legge in legenda la scritta “21. Chiesa e Convento de R.R.i PPi di S. Ago.no”. La Chiesa di S. Antonio Abate e il convento agostiniano sono documentati nel 1466 e nel 1486.

Icona della Chiesa di S. Antonio Abate

Si trovavano tra la Strada della Annunziata (23) e la Strada Pubblica di Ronchis (17). La chiesa faceva parte del Septifanium, l'aggregato delle sette chiese di Latisana che tra i secoli XVII e XVIII comprendeva la Chiesa di S. Giovanni Battista, S. Croce, la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie di Sabbionera, l'Oratorio del Pio Ospitale, l'Oratorio dell'Annunziata, S. Antonio di Padova e S. Antonio Abate.

Nella pianta di Antonio Banchieri la chiesa ha una facciata a capanna con archetti pensili e campaniletto a vela. Sopra il portale centrale vi è una croce tra due finestre ad arco acuto e una finestra a termale soprastante. Del convento è riportato il chiostro, una seconda corte interna, l'orto e il giardino cinto da mura.

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Approfondimento

La fondazione del convento dei frati agostiniani si deve alla volontà di Zaccaria Vendramin e di sua moglie Chiara Capello. Nel 1490 la chiesa viene concessa ai frati agostiniani. Nel 1575 Elena Vendramin dispone nel testamento il completamento della capella grande con l'altare nella Chiesa di S. Antonio e commissiona un dipinto raffigurante Madonna con Santa Anna per l'altare maggiore.

Nel 1651 la chiesa risulta avere una struttura mediocre con tre altari, coro e sacrestia. Il convento, con il chiostro porticato su due lati, la corte, l'orto, il giardino, la legnaia, la cantina, la dispensa, il refettorio, la stalla, il granaio, il dormitorio e sette camere, viene soppresso nel 1769. Qualche anno dopo è aggiudicato da Antonio Gaspari e adibito a uso civile. La chiesa, nel marzo 1773, è affidata dal Senato veneziano ai Giurisdicenti Pietro Priuli e Alvise Mocenigo e continua ad essere officiata per alcuni decenni. Viene sconsacrata nel 1806 durante l'occupazione francese e ridotta a magazzino, per poi essere venduta ai Gaspari. Nell'autunno del 1917 un incendio distrugge l'ex complesso conventuale. L'area risulta oggi molto trasformata. L'edificio con pilastri in mattoni e serramenti di acciaio verniciato in rosso (già Veneto Banca, attuale Banca Intesa Sanpaolo) è stato realizzato tra il 1954 e il 1956 su progetto di Gino Valle.

La pala votiva raffigurante S. Anna, Madonna col Bambino, Triade Agostiniana e Donatore si trova oggi nella chiesa di S. Antonio di Padova (19). È attribuita alla bottega di Jacopo Tintoretto, aiutato dal figlio Domenico. Nella parte inferiore S. Agostino Vescovo, S. Antonio Abate e S. Nicola da Tolentino rivolgono lo sguardo a S. Anna e alla Madonna col Bambino, attorniata da otto angioletti. In basso a destra un uomo ritratto a mezzobusto di profilo ha accanto lo stemma delle famiglie Vendramin e Moro. Un paesaggio collinare fa da sfondo alle figure.

S. Croce

Introduzione

Al numero 38 della pianta la legenda riporta “38. Chiesa di S. Croce”. Situata nella Piazza e oggi scomparsa, è attestata nel 1310.

Icona della Chiesa di S. Croce

La Chiesa di Santa Croce fu demolita nel 1776 insieme al campanile cinquecentesco e al contiguo Ospedale dei Poveri, risalente al XVI secolo.

Nella pianta di Antonio Banchieri la chiesa è in asse con la strada che conduceva alla Piazzetta (48) e al fiume Tagliamento (8), attuale Via del Battello. Banchieri raffigura una facciata a capanna con croce sommitale, portale centrale, due aperture ad arco a tutto sesto e più in alto una finestra termale al centro. Accanto è raffigurato il campanile, con basamento in pietra e cella campanaria con bifora. L'edificio dell'Ospedale dei Poveri presenta un portale rettangolare e al piano superiore una finestra termale al centro tra due aperture ad arco a tutto sesto.

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Approfondimento

La Chiesa di Santa Croce si trovava al centro del castrum medioevale entro le mura. Insieme alla Chiesa di San Giovanni è la più antica di Latisana. Il 30 luglio del 1310 un decreto del Maggior Consiglio di Venezia concedeva al Conte di Gorizia di importare a Latisana il materiale per la sua costruzione. Il 16 ottobre 1368 in questa chiesa ebbe luogo il giuramento di fedeltà del popolo di Latisana a Mainardo Conte di Gorizia.

La dedicazione si deve alla presenza della reliquia del legno della S. Croce e forse al rito che precedeva le partenze dei pellegrini e dei crociati verso la Terrasanta. Il campanile, posto a fianco e con bifora nella parte sommitale, fu costruito intorno al 1460. La chiesa aveva due altari, uno dedicato al Santissimo Rosario e uno alla Madonna, venerata dal popolo come “Madona Vechia”. Nel 1774 la chiesa fu sconsacrata in quanto ritenuta “superflua e indecorosa” dal Patriarca veneziano Giovanni IV Bragadin e demolita nel 1776. Le reliquie furono traslate nella Chiesa di S. Antonio Abate. L'adiacente Ospedale dei Poveri fu trasferito vicino alla Chiesa di S. Giovanni Battista.

Con la demolizione della Chiesa di Santa Croce è scomparso un tassello importante della storia di Latisana. Nel 2000, durante i lavori di rifacimento della pavimentazione di Piazza Indipendenza, sono emersi alcuni resti delle strutture murarie della chiesa. Si narra che Dante Alighieri, nel suo viaggio verso il confine orientale su invito del Patriarca di Aquileia Pagano della Torre, sia passato per le terre del Friuli utilizzando vie d'acqua. Non è così improbabile che sia giunto al Porto di Latisana e possa aver visitato la Chiesa di S. Croce. Non ci sono però documenti che lo attestano.

Passo sul Tagliamento

Introduzione

Al numero 6 della pianta è riportata in legenda la scritta “6. Il Passo”. Il Passo è il punto di attraversamento del fiume Tagliamento da una riva all'altra.

Icona del Passo

Un passo barca sul Tagliamento, ossia il traghetto tra Latisana e S. Michiele, deve essere esistito fin dall'epoca romana.

Un documento di locazione del passo del 1572 riporta che vi erano due burchelle, piccole barche fluviali a fondo piatto per il trasporto di merci. Banchieri riprende tale descrizione e raffigura il passador, che sta traghettando un carrettiere con un carro a due ruote e due cavalli. Una corda tesa è mossa da un verricello azionato manualmente. Banchieri raffigura anche una piccola barca che sta trasportando alcune persone sull'altra riva nei pressi di Ca' Mocenico (3).

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Approfondimento

Un passo barca è nominato nel documento di divisione del feudo di Latisana fra i fratelli Andrea, Nicolò e Zaccaria Vendramin nel 1528. Il dazio del Passo per traghettare sul fiume era una gabella locale. La gestione del passo era data in appalto con un capitolato che fissava le tariffe di pedaggio per persone, animali e merci. La tariffa aumentava fino quasi a raddoppiare in caso di piena del fiume. I Vendramin e i loro massari avevano libero accesso con qualsiasi carico.

Gli abitanti dovevano provvedere alla manutenzione del Passo. Erano previste pene severe per coloro che arrecavano eventuali danni alla struttura, passavano in un punto diverso, si sostituivano al passador, si rifiutavano di pagare o lasciavano sfuggire la barca. Il cavo poteva essere slegato solo se l'imbarcazione superava determinate dimensioni, mentre le più piccole passavano sotto. Tra la Piazzetta (48) e Cà Mocenico (3) è rimasto in funzione fino al secondo dopoguerra un passo secondario, utilizzato dagli abitanti di San Michiele in particolare per recarsi al mercato settimanale di Latisana. Il traghetto “Borghello”, antico mezzo di comunicazione tra le due sponde, è rimasto in attività fino alla costruzione del ponte carrabile sul fiume Tagliamento.

Fiume Tagliamento

Introduzione

Al numero 8 della pianta si legge la scritta “8. F.e Tagliamento”. È il più importante fiume del Friuli e ha segnato la vita della cittadina di Latisana.

Icona del fiume Tagliamento

La pianta di Antonio Banchieri dà l'opportunità di osservare la vivacità delle attività dell'antico Porto fluviale di Latisana, in particolare del commercio di legname. Racconta la mobilità di uomini e merci.

Antonio Banchieri raffigura alcune imbarcazioni e tre zatteroni in legno che trasportano botti, un carro ed altre merci contrassegnate dalle lettere W e N. Sulle due sponde riporta lunghe cataste di legname, disposto verticalmente. A sinistra vi è un barcone con albero a vela quadrata guidato da due nocchieri e a destra un barcone ed una goletta a due alberi.

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Approfondimento

Il fiume Tagliamento, attestato nel 70 circa d. C., è citato da Plinio come Tiliaventum Maius Minusque. Attualmente viene considerato uno dei rari fiumi europei che conserva ancora l'originaria morfologia. Il suo nome deriva dal celtico telia, latino tilia “tiglio”, che significa “fiume ricco di tigli”. Oggi vediamo il ramo minore, essendo estinto quello maggiore. Un tempo era agevolmente navigabile con imbarcazioni di media stazza e punto nevralgico per gli scambi di materie prime tra la Repubblica Veneta e l'Oltralpe.

A Latisana si sviluppò un fiorente porto commerciale, documentato nel 1226. La sua importanza è attestata dalla coniazione di una apposita moneta, il denaro scodellato argenteo. Uno dei dieci esemplari conosciuti, donato da Crédit Agricole FriulaAdria al Comune di Latisana nel 2021, è visibile al primo piano del municipio. Sul lato diritto è raffigurato il Patriarca seduto sul seggio vescovile, con la scritta +PORTVTESANA (porto di Latisana), sul lato rovescio è stilizzato un tempio con archi e colonne. Dalle banchine del porto transitavano le merci più svariate: sale, rame, stagno, lino e lana, sapone, ferro della Stiria e della Carinzia, prodotti agricoli friulani e istriani, ma soprattutto legname da costruzione diretto a Venezia. Tronchi, travi e tavole arrivavano su zattere condotte da abili nocchieri (bastasi o zotârs, zatterieri carnici con merci dalla Carnia). Le operazioni di carico e scarico erano regolamentate e soggette a dazi. Frequenti erano i furti e il contrabbando.

Dopo i Vendramin il porto perse importanza, anche a causa dell'innalzamento del fondale. Le funzioni si limitarono a operazioni di piccolo cabotaggio costiero, lagunare e fluviale. Le attività portuali cessarono verso la metà del XIX secolo. Continuò fino ai primi anni del Novecento il trasporto fluviale del legname dalla Carnia. Il passaggio tra le due rive avveniva grazie ad un passo principale (6) ed un passo secondario, in uso fino al secondo dopoguerra. Nel tempo vi furono molti interventi per arginare e mettere in sicurezza l'abitato con sbarramenti palificati. Gli argini, più volte ricostruiti, furono rialzati con opere cementizie dopo le alluvioni del 1965 e 1966. A Latisana un primo ponte carrozzabile in legno sul Tagliamento fu realizzato nel 1873, sostituito da un ponte in ferro nel 1913. Questo e il ponte ferroviario subirono duri colpi durante le guerre e furono ricostruiti.

Bovaria Cappello

Introduzione

Al numero 25 della pianta la legenda riporta la scritta “25. Bovaria Cappello”. Bovaria deriva da boarìa, termine che designa una grande azienda agricola.

Icona della Bovaria Cappello

Banchieri raffigura un edificio a tre piani con due corpi di fabbrica più bassi ai lati e giardino all'italiana sul retro. La famiglia Cappello è attestata a Latisana nel XVIII secolo. Si tratta di una famiglia patrizia veneziana.

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Approfondimento

Un rilievo della Braida detta Brolo in Rocca di Cà Capello di Antonio Antonelli del 1746 riporta le case, l'orto, l'ortesello, i moreri e la boaria con una struttura porticata più semplice rispetto alla rappresentazione di Banchieri. Fino all'inizio del XVI secolo in questa zona si trovava la Rocca, una torre di cui resta oggi traccia solo nella denominazione della strada cha da Piazza Indipendenza conduce al Parco Gaspari. Antonelli riporta il fortilizio del XIV secolo con la scritta Loco ove era il Castello di Rocca ora Cà Capello.

La villa, divenuta poi di proprietà della famiglia Gaspari, spesso ospitava concorsi ippici nel grande parco alberato. È stata danneggiata durante la prima guerra mondiale e dalle alluvioni del fiume Tagliamento nel 1965 e nel 1966. Resa inagibile, è stata poi demolita. Parte del parco è tuttora esistente.

Canevon

Introduzione

Al numero 27 della pianta è riportata la scritta “27. Canevon”.

Canevon è un termine che in veneziano indica una grande cantina.

Icona del Canevon

L'edificio raffigurato da Antonio Banchieri si sviluppava lungo tutta l'attuale Via Generale Radaelli. Attualmente è sede delle cantine Toniatti Giacometti e ha mantenuto la facciata a doppio spiovente.

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Approfondimento

L'edificio è indicato come Canevon di Cà Capello nel rilievo di Antonio Antonelli del 1746 che riporta la Braida detta Brolo in Rocca di Cà Capello. Confinava con il convento e la chiesa di S. Antonio di Padova (19). Clara Capello nel 1480 aveva sposato Zaccaria Vendramin, figlio di Bartolomeo. Allora i Vendramin erano gli unici proprietari del feudo di Latisana. La casa dominicale dei Cappello, famiglia patrizia veneziana, è indicata al numero 49 nella pianta di Antonio Banchieri.

L'economia del feudo di Latisana era basata in particolare su agricoltura, allevamento e commercio via fiume. Spesso il vino era utilizzato come merce di scambio per il legname, destinato soprattutto a Venezia. Il vino, con il formaggio e i cereali, faceva parte del vitto che i mercanti offrivano o costituiva una parte del pagamento. Coloro che producevano vino e grano nelle loro proprietà avevano quindi dei vantaggi. Il vino era venduto localmente ed era uno dei principali prodotti esportati via carro nei territori imperiali. Veniva acquistato il vino nero locale e il “vin bianco foresto” o “vin bianco navigato” dalle Marche, più costoso e rinomato.

Osteria Matassi

Introduzione

Al numero 53 della pianta la legenda riporta la scritta “53. Osteria Matassi”. La famiglia Matassi è presente a Latisana nel XVII secolo.

Icona dell'Osteria Matassi

Banchieri raffigura un edificio a due piani con ingresso ad arco. Di fronte all'osteria è indicata la Beccaria (52).

Gli edifici dell'intero isolato sul fronte principale, dove è indicata la presenza del Ghetto (54), hanno la stessa altezza.

Banchieri non riporta il fossato e le mura medievali, progressivamente smantellate nel Seicento. Correvano dal fiume alla Strada Pubblica di Ronchis (17), attuali Via Vendramin e Via Egregis Gaspari. Due erano i ponti, ponte di San Zuanne o della becharia e ponte di S. Antonio.

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Approfondimento

Il termine osteria deriva dal latino hospite e richiama la funzione dell'ospitalità. Si trattava presumibilmente di un punto di ristoro in cui non poteva mancare il vino e dove si poteva pernottare. I forestieri avevano l'obbligo di alloggiare almeno tre giorni nell'osteria prima di poter pernottare in case private come forma cautelativa. L'edificio, all'incrocio tra l'attuale Piazza Garibaldi e Via Sottopovolo, doveva essere un luogo di passaggio e di ritrovo. Sulla facciata della Casa dell'Hosteria venivano esposti i condannati alla pubblica berlina.

Un tempo, oltre ai dazi previsti per il transito delle merci sul fiume, vi erano anche numerosi dazi locali; tra questi erano compresi i dazi dell'Osteria. Un documento del maggio 1578 riporta che il Dacio dell'Hosteria fu aggiudicato per 108 ducati annui, con l'obbligo di non “farsi dar più di soldi sedici per persona, che mangia a pasto, e di stallazo soldi sei per ogni capo di animale tra il giorno et la notte”. Bottegai e mercanti dovevano essere in regola con il pagamento dei dazi e con Pesi e Misure, verificati da due Giurati.

Crediti

Introduzione

Progetto ideato e coordinato dall'Assessore alla Cultura del Comune di Latisana, Martina Cicuto, e dalla Bibliotecaria, Anna Rita Carlet.

Realizzazione software a cura di Ubiz3D srls.

Il progetto è stato realizzato con il finanziamento del Comune di Latisana e con il sostegno della Fondazione Friuli.

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Approfondimento

Musiche a cura di Luca Dal Sacco

Testi a cura di Daniela Omenetto

Revisione testi a cura di Anna Rita Carlet, Benvenuto Castellarin, Enrico Fantin

Traduzione in friulano a cura dello Sportello per la lingua friulana dell'ARLeF - Agenzia regionale per la lingua friulana

Traduzione in inglese a cura di Ergon Accademy srl-British Institutes di Portogruaro

Referenze fotografiche
  • Fotoriproduzione della pianta di Latisana di Antonio Banchieri a cura di Carlo Sclauzero
  • Fotografie di dettaglio della pianta di Antonio Banchieri prima e dopo il restauro a cura di Adriano Macchitella, Centro Studi e Restauro Soc. Coop di Gorizia
  • Fotografie dello stato attuale di Latisana a cura di Francesco Maurizio, Daniela Omenetto, Martina Valent
  • Riproduzioni di cartoline storiche tratte dall'Archivio della Biblioteca civica Latisana (doni Valerio Formentini e Joseffino Zanelli) e dall'Archivio privato di Enrico Fantin
  • Fotografia da Archivio privato di Alessandro Fontana
Ringraziamenti

Si ringrazia per la preziosa collaborazione:

  • “la bassa” Associazione culturale per lo studio della friulanità del Latisanese e del Portogruarese, in particolare Benvenuto Castellarin, Enrico Fantin, Roberto Tirelli, per la consulenza storica;
  • ARLeF - Agenzia regionale per la lingua friulana per la traduzione in lingua friulana;
  • la Biblioteca Civica «Vincenzo Joppi» di Udine per l'immagine del "Dissegno demostrativo della terra di Latisana, et villa San Michiele formato idealmente del Perito Ant.o Antonelli 1746", Fondo Joppi ms. 300.

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